Che l’orrore abbia inizio!
Tutto comincia con una storia profonda, concentrata sul declino di una personalità difficile, in bilico tra l’esistere come uomo e una infausta trasformazione verso la condizione di "mostro".

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Arthur Fleck : la parte peggiore dell'avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che ti comporti come se non l'avessi
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questa frase si legge sul taccuino di Arthur Fleck
in una scena del film

Questo è un viaggio nell’abisso della follia descritto con cura, senza giri di parole, senza voli pindarici - a parte quelli di Arthur Fleck, alias Joker - o, per essere più precisi, senza roboanti scene d’azione, senza sfavillanti effetti speciali ma con una attenta puntualizzazione sull’esistenza e sulla società. Più che psicologia qui c’è filosofia e più che scene d’effetto c’è anima, quella che troppo spesso manca ai film contemporanei.

Questo film l'anima ce l'ha, eccome, ed è un vortice che risucchia lasciando lo spettatore alla mercé dell’imprevedibilità del protagonista.
l'attore Joaquin Phoenix è Arthur Fleck in JokerRicorda molto i film degli anni ’80 e non sto parlando dell’ambientazione, che sembra proprio quella dell’inizio di quel decennio, piuttosto è il modo di raccontare che riporta indietro nel tempo: l’intensità del racconto e la cura nel delineare il personaggio e il suo vorticare verso il baratro.

C’è una lentezza molto lontana dalla noia, al contrario, è una lentezza più assimilabile all’inesorabilità, a una forza lenta e costante che trascina lo spettatore e gli permette di smarrirsi, coinvolgendolo in uno stato di malessere che non deturpa solo Arthur Fleck ma anche la società in cui è immerso e che traspira da ogni scena.

Joker è, infatti, il figlio delle circostanze e il risultato delle sue stesse scelte. Arthur si smarrisce nei meandri della solitudine, dell’incomprensione e dell’anonimato e mai si ritroverà perché, in modo del tutto consapevole, decide che non vuole ritrovarsi.

Si accorge che può ottenere l’attenzione che desidera attraverso la violenza, d’altronde è più facile distruggere che costruire e, nella distruzione, non si fa scrupoli a includere la sua stessa vita e il suo lato umano: per questo motivo è uno dei personaggi più coerenti che abbia mai incontrato sullo schermo cinematografico. Arthur diviene vittima di sé stesso, la prima vera vittima del Joker. L’uomo muore ed ecco a voi, signore e signori, spettatori non tanto ignari… ecco a voi il mostro.

Il film non vuole stupire, vuole raccontare eppure, a parer mio, tra le grigie atmosfere di Gotham, una città indifferente e psicolabile quasi quanto il protagonista, tra la tristezza di una vita trascinata e la lentezza di una quotidianità povera di stimoli e priva di risate e sorrisi (sarà Joker a rimediare a questa mancanza), in questo malsano mondo di Arthur lo spettatore avrà di che stupirsi. Ma ancor più impressionante di tutto ciò è lui, Joaquin Phoenix.

Non avrei mai creduto che potesse esserci un Joker capace di sorprendermi e di inquietarmi come aveva fatto Heath Ledger ne "Il Cavaliere Oscuro" e invece eccolo lì, Joaquin Phoenix, sorprendermi e inquietarmi con il suo corpo magrissimo e un po’ deforme, una timidezza patologica che spicca dietro espressioni indecifrabili, la camminata goffa e fragile come quella di uno zombie affamato, gli occhi da cucciolo spaurito e lo sguardo da lupo mannaro. Si può essere più magnifici?
Bisogna tenere presente che per quasi tutto il film Joker è Arthur Fleck, non ha maschere, l’attore non è aiutato dallo spaventoso trucco da clown, noi vediamo la sua faccia, ascoltiamo la sua voce, rabbrividiamo alla sua risata e tutto questo si riassume in una interpretazione da Oscar.

il joker sulla scalinata

E quando è il momento di mostrare il vero volto del clown, anziché ridere lui balla. Balla sui gradini di una scalinata, in un momento ispirato all'ennesima potenza del regista Todd Phillips, immerso nei nuvolosi riverberi della stupenda fotografia di Lawrence Sher, sicuro di sé nel suo acceso completo creato dal costumista Mark Bridges, accompagnato da un pezzo musicale di Gary Glitter a dir poco esaltante: questo attimo, in cui si concentra tutta l’eccellenza del film, mi ha lasciato senza fiato.

Ecco il Joker, ho pensato, ecco il clown in tutto il suo orrore. Ogni movenza dell’attore riesce a mostrare il vuoto che il personaggio si porta dentro, l’abisso che ha inghiottito la sua anima e quella scena è un monumento al suo delirio.

Joker è un film indimenticabile sull’esistenza e sull’essenza; sull’umanità che dovrebbe essere innata in ognuno di noi, così fragile e, per quelli come Joker, così inutile.


 

Photo credits
tutte le immagini da IMDB
> banner: l'attore Joaquin Phoenix in una scena del film -
© Warner Bros. Pictures
> foto 1: Joaquin Phoenix (Arthur Fleck/Joker) in una scena -
© Warner Bros. Pictures
> foto 2: Joaquin Phoenix nella scena della scalinata -
Photo by Niko Tavernise - © 2019 Warner Bros. Entertainment Inc.
> foto 3: locandina italiana